Il sito è di grande suggestione e bellezza paesaggistica. Lo sguardo spazia tutto intorno, nelle giornate limpide, dal vicino monte Valestra alla Pietra di Bismantova, con la vallata del Tresinaro e - sullo sfondo, a nord - la pianura. Il borgo è articolato linearmente e scalarmente lungo lo spartiacque in sommità alla linea di costa alla destra del rio Fagiano. Nel 980 è indicato il "Castellum de Querzolla" tenuto dal Vescovo di Reggio (1) ed ancora nel 989 è siglato un atto in "roca et castro qui dicitur Querciola". Nel contratto di enfiteusi tra il Vescovo ed il Marchese Bonifacio di Canossa nel 1070, Querciola figura tra i castelli riservati al vescovo (2). Nel 1252 ne furono investiti i Fogliani. Il castello è citato nel trattato di adesione fra Guido Savina Fogliani e Bernabò Visconti del 1374 (3). I Fogliani ne mantennero il possesso salvo brevi interruzioni fino al 1739 quando per rinuncia dell'ultimo discendente passò alla Camera Ducale estense; questa nel 1749 ne investì la famiglia Salvatico con il titolo di Marchesato (4). Nel periodo di interregno feudale il castello minaccia rovina e si trova in pessime condizioni. Un rapporto del 1750 ci precisa "la pianta di questa abitazione è di figura trapezia... di ottima mura... composta di pietra viva... un buon tetto a quattro acque... divisa in tre piani"; segue quindi una descrizione del complesso e l'indicazione che la torre di guardia sul monte è già in parte diroccata (5). Il castello era munito di due torri di guardia. La prima era posta sul monticello poco lontano dalla borgata e fino a poco tempo fa non ne restava che una piccola stanza in volto; la seconda torre era invece sul monte della Guardia (6). Oggi dal terreno affiorano i resti di queste costruzioni, in particolare è evidente il quadrato delle fondamenta della torre sul monte che domina il castello a ovest.

Il Comune di Querciola è nominato nel Libro dei Fuochi del 1315 (7). Con la Restaurazione Estense del 1815 è aggregato a Scandiano; ritornerà a Viano alla metà del secolo (1859) (8). La chiesa di S. Maria compare nel XIII secolo. Diverse iscrizioni sulla facciata dell'edificio riportano le date "... III i(n) tr(ante) iunio nora none" che l'Artioli riferisce al ricordo dell'eclissi totale del 3 giugno 1239 ed ancora "MCCXLIIII I(N)DIC(TIONE) II DIC" (1244) "MCCCLXVII DIE III MARCII" e "MCCCCXXXIII" (9). La chiesa è citata nelle decime del 1302 come dipendente dalla Pieve di Baiso (10). Dalle iscrizioni riportate si può supporre un intervento di ristrutturazione risalente al 1376 (11). Nel 1551 si ha notizia di un oratorio feudale costruito nel seminterrato della canonica. Secondo i Conti Fogliani avrebbe dovuto sostituire la chiesa (che si sarebbero riservati) nell'uso per gli abitanti. Dalla visita pastorale del 1584 quest'ultima necessitava di restauri. Per tutto il secolo XVII la chiesa continuerà a rimanere in cattive condizioni (12). L'oratorio si presenta invece in ottimo stato nel 1609 e dal 1605 era stata eretta in esso una Società del Rosario (13). Lavori di ripristino devono essere stati condotti alla fine del XVIII secolo in quanto sia la chiesa che l'oratorio figurano in buone condizioni nel 1790 (14). Nel 1851 vengono intrapresi restauri al salone della canonica e nel 1859 si innalza di un piano la torre (15). La chiesa posta all'estremità settentrionale mostra una semplice facciata a capanna con alto portale architravato, lunetta centrale e monofora in vertice. Il paramento murario è ancora quello originario in conci squadrati ed orsati, molti dei quali siglati ed incisi. L'interno si sviluppa con una pianta ad aula. Il campanile si innalza sul lato sud ed è concluso da una cella ottocentesca a monofore.

L'originale palazzo dominicale, residenza del feudatario, è stato inglobato dalla canonica. Nell'antico oratorio del Rosario rimangono interessanti affreschi raffiguranti la Madonna col Bambino, S. Antonio Abate e un frate in preghiera, di scuola emiliana della fine XIV-inizi XV secolo (16). La grande sala al piano superiore è invece caratterizzata da un bellissimo fregio ad affresco con figure fantastiche e stemmi, tradizionalmente riferito a Lelio Orsi e databile tra il 1535 ed il 1540 (17). Nel fianco meridionale del fabbricato si apre il portale che introduce alla cappella del Rosario, sovrastato da una finestrella monofora rastremata. Nel 2008 l’edificio è stato oggetto di un importante intervento di restauro curato dall’architetto Maria Cristina Costa. Nel borgo non si riscontrano tipologie di particolare pregio architettonico pur conservando un indubbio valore ambientale. E' notabile un ipogeo adibito a ricovero attrezzi anticamente destinato a cisterna.

 Aggiornato d'ufficio nel gennaio 2011

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Altre Informazioni

Bibliografia
(1) MILANI 1971, 31-202; (2) MILANI, op. cit. ; (3) MILANI, op. cit. ; (4) BERTOLANI 1965; (6) NEVIANI 1975; (7) MILANI, op. cit. ; (8) MILANI, op. cit. ; (9) Il Querciolese 1981, I, 49-54; (10) TIRABOSCHI 1824-1825, II, 235; (11) NEVIANI 1978, 9; (12) MILANI, op. cit. ; (13) MILANI, op. cit. ; (14) MILANI, op. cit. ; (15) MILANI, op. cit. ; (16) Il Querciolese 1981, 1, 97-123; (17) Il Querciolese 1981, I, 97-123;
Riferimento cartografico IGM
IGM F 86 IV SE