Si tratta del più bel villino signorile tra quanti furono costruiti negli anni Venti lungo i viali di circonvallazione. L'edificio fu fatto costruire dal professor Giuseppe Zironi su disegno di Guido Tirelli e fu terminato nel 1928. E’ considerato il progetto meglio riuscito dell’ingegner Tirelli, articolato su tre piani con una interessante torre d’angolo è di maniera eclettica con ridondanza di stili e di decorazioni, varietà di marmi e terrecotte. Modelli rinascimentali e variazioni liberty si alternano nella composizione e nel complesso l’immagine è maestosa. Il progettista cura con attenzione gli angoli sulla facciata principale: uno è quello deputato ad ingresso, con una loggia che si apre su via Della Racchetta  e sul viale, l’altro ospita la torretta alta poco più di 17 metri fino alla imposta di gronda. Un balconcino marmoreo a profilo circolare sovrasta scala e loggia, un altro è collegato ad una serliana in facciata su viale Timavo e uno è in posizione singolare perché è annesso alla loggia panoramica della torre. La pianta del villino è rettangolare e il volume piuttosto compatto; una scala angolare di pochi gradini immette sulla loggia a due archi a tutto sesto, il muro della porta d’ ingresso taglia lo spigolo della campata; sul lato corto a sud si innesta un bowindow semiesagonale adiacente alla grande sala da pranzo mentre su quella a est si inserisce il volume dello scalone d’onore. Se non avesse tante ed elaborate aperture e elementi di decoro potremmo affermare che i caratteri principali tipologici rimandano alla tradizione delle ville di campagna del pre-rinascimento italiano. Una certa solidità, un volume regolare e alto, un elemento tridimensionale emergente di tipo turrito, l’inserimento in un contesto a giardino e lo zoccolo di stacco dal terreno. Più in generale il lessico della decorazione è di tipo rinascimentale maturo, con frontoni, mensole, capitelli, monofore, trifore, serliane, medaglioni, pilastri a fascio e cornici usati con una certa libertà e disposti su paramenti murari non omogenei. I materiali vanno dal laterizio, ad elementi in cotto, conci di pietra, cemento bianco. In effetti, l’epoca e la qualità dei committenti chiedevano  eclettismo e riferimenti variegati a modelli ritenuti interessanti nel panorama della architettura italiana, dalla villa rurale fortificata toscana , cui Tirelli sembra ispirarsi, al rinascimento maturo di esempi romani e al classicismo lombardo dei palazzetti borghesi ottocenteschi senza dimenticare l’interesse per soggetti esotici come gli animali feroci. La torretta è ornata da altorilievi con ruggenti leoni, agli angoli fasci di colonnette riccamente trabeate sorreggono il tetto, nel giardino, di fronte alla scala principale è stata posizionata una enorme statua di elefante dentro una fontana con animali acquatici. Tirelli in questo villino a curato e studiato tutti i dettagli, arredi, suppellettili, pavimenti, infissi, qualità e colori dei materiali senza tralasciare la cancellata di ferro battuto, imponente e di grande qualità formale. Tanti disegni rendono merito alla attenzione rivolta a questo manufatto; nel 1923 le edizioni Crudo pubblicarono una raccolta di progetti Palazzine e ville signorili, 66 disegni di residenze unifamiliari che fecero un certo successo prima a livello nazionale e di rimando accesero l’attenzione locale. Tirelli era un professionista affermato e già a quattro anni dalla laurea si era imposto come progettista di grido: lavorò a Salsomaggiore, a Milano, a Piacenza; rappresentava la solidità della cultura accademica. I suoi committenti erano la piccola borghesia locale di commercianti e professionisti interessati all’eclettismo e poco propensi ad accogliere le istanze moderniste che altrove, come a Milano, si stavano imponendo. Il villino è una proprietà privata; ha un ingresso secondario su via della Racchetta con una casina del custode che è palesemente legata, come immagine architettonica, alla abitazione principale. Sul retro del giardino esistono una serie di corpi bassi in cattivo stato di conservazione mentre lo stato degli altri manufatti è buono.

(scheda a cura dell'arch. Rosaria Petrongari, dicembre 2011 )

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