Nel 1925 fu abbattuto quello che restava del convento di S. Ilario che fece posto, dall’anno successivo, alla Casa di Riposo del Mutilato di Guerra su progetto di Prospero Sorgato, architetto, e Domenico Pellizzi ingegnere, coadiuvati dal geometra Alfonso Borghi. L'edificio fu completato nel 1927. L’impianto planimetrico è a L ed è di ispirazione classica con una miscellanea eclettica di elementi architettonici e materiali quali intonaci, cotto e marmi. Il progettista non ha avuto riserve nell’usare pilastri, colonne, modanature, balconate, mensole, trabeazioni, finestre ad arco e bugnati nell’ottica di quegli anni, volta a costruire edifici di valenza sociale e pubblica con una immagine ricca e ridondante. Tutta l’area è circondata da una bella cancellata che circoscrive un giardino poco curato di aiuole ed alberi, divenuto il parcheggio degli automezzi appartenenti agli uffici. Il corpo principale, all’incrocio dei due bracci, è alto tre piani mentre i corpi laterali arrivano a due; è dotato di un corpo seminterrato con locali di servizio. E’ caratteristico l’ingresso monumentale che taglia l’angolo dell’edificio prospiciente lo slargo; questa parte della facciata risulta ritinteggiata di recente ed è piuttosto evidente lo stacco rispetto al resto dell’edificio che necessiterebbe di interventi vari: dalla sostituzione di serramenti, infissi, ripristini generici sui manti di facciata, ripuliture e tinteggiature. Il portico d’accesso, sopraelevato, ha una serie di affreschi in buono stato di conservazione che sono dedicati ai soldati reduci dalla guerra e lo contraddistingue un soffitto a cassettoni di legno, materiale che è della stessa qualità di quello della porta che disimpegna ai vani dello stabile. Il piccolo portico d’ingresso, inquadrato da una serliana, è sormontato da un finto balcone con monofora a tutto sesto con grandi aquile lapidee e ancora una serliana, al terzo ed ultimo piano. Tutto il profilo del palazzo è chiuso da un motivo unico dello svettante cornicione a gutte con trabeazione superiore. Non mancano particolari interessanti: dalle lunette sulle finestre del piano nobile, ricche di bassorilievi, fregi e volute. Volute, teste di leoni e di soldati con l’elmetto si alternano nelle chiavi di volta degli archi a simboleggiare il coraggio dei militi e ad omaggiarli per il loro sacrificio. Gli spunti nazionalistici sono usati per sortire effetti retorici, esaltare valenze nazionalistiche, i muri diventano libri di insegnamento al valor patrio per i visitatori e i cittadini. Belle le inferriate alle due finestre del pianoterra, probabilmente postume: riproducono una maglia annodata che si vede in altri palazzi cittadini tutta profilata da motivi variegati geometrici e sormontata da un groviglio di volute con, al centro, uno stemma decorato a foglie e rami.  La cromia dominante del palazzo è quella di un giallo paglierino. Tutto il piano terreno porta un bugnato piatto poco scultoreo, il resto delle murature sono intonacate. Parte dei vani che si affacciano sul giardino sono accessibili e occupati da uffici ma è più consistente la parte chiusa al pubblico .

(scheda a cura dell'arch. Rosaria Petrongari, dicembre 2011)