La corte di Ligonchio appare citata per la prima volta nel 1076 (1). In quell'anno infatti, questa antica corte della montagna reggiana venne ceduta da Matilde di Canossa alla Badia di Frassinoro. Nel diploma imperiale di Federico I dell'anno 1164, essa figura assieme alla rocca ivi esistente ancora in possesso di questo monastero (2). Negli anni seguenti, intorno alla metà del XIV secolo, la troviamo elencata con Piolo come facente parte dei beni in possesso dei Dalli. Nel 1383 la corte e la rocca vennero lasciate in eredità ad un ramo della famiglia Vallisnera (3). Esse dovettero tornare in possesso dei Dalli se nel 1426 i ligonchiesi inferociti scacciarono dalla rocca Andreolo Dalli e si consegnarono nelle mani di Nicolò III d'Este ottenendone privilegi (4). Il monastero di Frassinoro, nominalmente ancora proprietario, rinunciò a sua volta nel 1429 ai propri diritti in favore dell'Estense nel "Castrum Terre Ligonti cum Villa Ligonchij" (5). L'ultima ombra di illegittimità cadde nel 1438 quando anche Veltro Vallisnera cedette i suoi diritti alla casa d'Este (6). Nella rocca esisteva da tempo una cappella dedicata a Sant'Andrea, ma la sua elezione a parrocchia avvenne solamente nel 1383 (7). Nel 1573 all'antica cappella si sostituì una nuova chiesa costruita nella posizione attuale (8). Del vecchio edificio si conservò solo la navata. Di questi lavori è segnalata l'iscrizione posta sopra la porta della canonica "BAS - BOSIUS RECTAERE - SUO - UT PL - HOS QUOSIUNB TAPI - DES HOC INTEMPLO - CELTE SECL POSUIT" (9). Undici anni dopo seguirono restauri ed ampliamenti (10). La porta laterale fu fatta costruire nel 1625 mentre il campanile risale al 1729. Altri restauri vennero compiuti alla fine del XIX secolo (11). La villa di Liconghio fece parte per un secolo e mezzo della Podesteria di Minozzo, fu poi infeudata insieme con Ospitaletto, Predare e Canova alle famiglie Bertacchi, Bernardi, Ferrarini. Nel 1750 passò alla famiglia Becchi e negli anni immediatamente precedenti le soppressioni dei feudi ai conti Cantuti-Castelvetri (12). Alla fine del settecento la Contea aveva una popolazione di 464 abitanti (13). Nel periodo della dominazione francese Ligonchio fu eletto a Comune sotto il cantone di Minozzo; soppresso questo privilegio con la Restaurazione del 1815 riottenne infine la sua autonomia col decreto Farini del 12 dicembre 1859 (14). Il centro storico di Ligonchio è articolato in due nuclei principali posti a settentrione e meridione del monte Castello. Questi due nuclei sono situati a quote differenti e nel loro interno sono suddivisi in alcuni "rioni" che conservano un interessante e vario patrimonio ambientale. Il forte sisma del 1920 non ha causato a differenza di Ospitaletto grandi distruzioni ma il residuo patrimonio storico è stato gravemente compromesso da recenti interventi edilizi, particolarmente diffusi nella parte superiore. Il più antico nucleo storico di Ligonchio sorgeva probabilmente ad est del monte Castello, in corrispondenza delle attuali borgate di "La Valle" e "La Ruga", ove sono a tutt'oggi riscontrabili gli edifici più significativi. Ligonchio gode di favorevoli condizioni geomorfologiche, essendo esposto ad oriente, impostato su di uno stabile substrato ed articolato linearmente lungo un ripiano a debole pendenza. L'impianto urbanistico del centro storico è di tipo lineare, probabilmente condizionato dalla antica viabilità verso il passo di Pradarena. è tradizione che sulla sommità del monte Castello sorgesse la rocca, di cui non resta più traccia. Nel nucleo superiore di Ligonchio è ancora visibile un fabbricato attribuibile al XVII secolo come attestato da una finestrella decorata a zigrino e fasce, recante il millesimo "1605" prospicente al fianco occidentale. Altre finestrelle di simile tipologia si aprono nel prospetto orientale. Un sottopasso ad arco a tutto sesto attraversa il fabbricato con asse di percorrenza est-ovest. Una nicchia muraria visibile nella estremità orientale del sottopasso contiene una icona marmorea siglata "M. B. C. 1767" raffigurante la Beata Vergine col Bambino. Un vicino edificio mostra un portale attribuibile al XVIII secolo, recante in architrave alcune raffigurazioni a rilievo di difficile interpretazione. Un frammento lapideo sparso, risultante da recenti interventi edilizi, reca il millesimo "1505". Nel fianco occidentale del nucleo superiore di Ligonchio è possibile osservare un edificio rurale di pregio architettonico dalle originali caratteristiche architettoniche montanare; la pianta è rettangolare con manto di copertura in pietra e strette finestre riquadrate in arenaria. La chiesa parrocchiale dedicata a Sant'Andrea è stata gravemente danneggiata dal sisma del 1920. Ricostruito negli anni '30, l'attuale fabbricato è caratterizzato da un'ampia pianta rettangolare, con unica nave e tetto a due acque. La facciata è delimitata da due lesene che sostengono una cornice modanata a contorno del timpano. Il portale è sormontato da un'ampia finestra quadrilobata. Il nucleo adiacente alla chiesa viene localmente indicato con il termine di "La Valle". E' osservabile un primo edificio rurale con manto di copertura in lastre di pietra. Un sottostante fabbricato, in precarie condizioni statiche e parzialmente demolito, reca due portali di ingresso in pietra con arco a tutto sesto sormontati in chiave da una cuspide; gli archi si impostano su dadi e stipiti monolitici mentre le superfici appaiono regolari ed orsate. In chiave è incisa la dicitura "P. B. 1860". Sul fianco orientale di un fabbricato vicino è murata la chiave cuspidata di un portale ora demolito ed appartenente probabilmente ad una costruzione abbattuta da evento sismico. In adiacenza si innalza un fabbricato pregevole, tipologicamente attribuibile al XVII secolo di cui conserva pressochè inalterate le caratteristiche. Presenta finestre originali in pietra orsata, a stipiti ed architravi regolari, con cardini di sostegno per il battente. Nel borgo di "La Ruga" sono riscontrabili alcuni tra gli elementi di maggior pregio del capoluogo. Un portale trapezoidale ottocentesco realizzato interamente in legno di castagno superficialmente tinteggiato in azzurro indaco si affaccia a livello del piano terreno di un fabbricato. Nell'interno è visibile un secondo portale a mensole concave con stipiti composti realizzato in pietra orsata. Questo portale, attribuito al XV secolo, è opera pregevole di maestranze medioevali. La doppia anta lignea, con presine in ferro battuto, è probabilmente coeva. A fianco è visibile una trave lignea su cui sono incise alcune lettere in carattere medioevale, una croce ed un millesimo del XV secolo non completamente leggibile. Un edificio innalzantesi verso l'estremità nord-orientale del borgo conserva a livello del piano terra un portale con arco a tutto sesto in pietra accuratamente battuta su cui è inciso il simbolo bernardiniano e la dicitura "PC-BBAC 1650". A breve distanza rimane una struttura muraria di fattura medievale con paramento ad "opus quadratum" inglobata da un fabbricato civile. Una nicchia muraria delimitata da una cornice lignea ottocentesca racchiude una immagine sacra a tutto tondo raffigurante la Beata Vergine.  All’ingresso dell’abitato rimane la Centrale idroelettrica di Ligonchio entrata in esercizio nel 1922. Il corpo principale è costituito da una elegante architettura industriale in stile art-nouveau. Dal 2009 ospita l’Atelier dell’acqua e dell’energia nato dalla collaborazione tra il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano e Reggio Children.

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Altre Informazioni

Bibliografia
(1) MILANI 1938, 327; (2) MILANI 1938, 328; (3) TIRABOSCHI 1824-1825, I, 101; (4) MILANI 1938, 328; (5) TIRABOSCHI, op. cit. ; (6) MILANI 1938, 328; (7) MILANI 1938, 128; (8) MILANI 1938, 128; (9) SCURANI 1895, IV, 276-277; (10) MILANI 1938, 128; (11) SCURANI, op. cit. ; (12) MILANI 1938, 329; (13) RICCI 1788, 118; (14) MILANI 1938, 329.
Riferimento cartografico IGM
IGM F 96 I NE