La località Tagliata compare spesso nella cartografia antica anche se inizialmente, almeno sino al secolo XVIII, consisteva solo nell'oratorio omonimo. Essa deve il toponimo al cavo più importante della bonifica delle valli guastallesi, cavo risalente al 1218, voluto dai reggiani padroni di Reggiolo e dai cremonesi padroni di Guastalla per scaricare le acque del Po morto. Sempre nel 1218, i reggiani vi innalzarono un castello o piccolo forte. L'Affò scrive che di questo castello erano rimasti solo i ruderi, ma che a quel luogo era rimasto il nome di "Battifredo", terminologia con la quale si indica i piccoli castelli(1). Vi sorge la Chiesa dedicata a S. Maria della Neve fondata in località Tagliata nel 1622, con l'intento di erigerla a chiesa parrocchiale, cosa che non si effettuò per mancanza di fondi(2). La chiesa è orientata a settentrione con prospetto a capannascandito da lesene con frontespizio trinagolare e acroteri piramidali in vertice. Il portale è architravato con lunetta arcuata superiore e nicchia al centro. Ai lati visono due finestre archivoltate. La costruzione è arricchita da stucchi e decorazioni. Il campanile presenta una cella a monofore con copertura a padiglione.

Non si è a conoscenza di alcun dato storico che possa aiutare a stabilire quando la chiesa sia stata eretta. Nell’intento di circoscrivere un lasso di tempo utile è necessario valutare che il perimetro su cui poggia, così come i terreni circostanti, furono liberati dalle paludi a partire dal XIII secolo. Fu allora che prese corpo la decisione di dare inizio allo scavo del canale Tagliata, la cui funzione fu esattamente quella di convogliare tutte le acque stagnanti di queste terre in un alveo ristretto capace di evitare le esondazioni e gli allagamenti. Dopo questo profondo intervento di bonifica, certamente importante per i mezzi tecnologici del tempo, anche questa landa fu gradualmente occupata e sfruttata per fini agricoli; quindi la presenza umana si consolidò con la creazione di un nucleo abitato cui si ritenne in seguito di unire pure un edificio confacente al culto cattolico. In effetti la distanza dalla Pieve (lontana poco meno di 3 km) certamente spinse in tal senso, oltre al lavoro spirituale e alle relative esigenze manifestate da un’antica e particolarmente attiva Congregazione dedicata alla Beata Vergine della Tagliata, esistente forse fin dal trecento. Si deve supporre che il primo edificio fosse strutturalmente modesto e di piccole dimensioni così come altre chiese pioniere della zona guastallese. E’ altresì molto probabile che alla prima rudimentale costruzione ne siano seguite altre per restauri od ampliamenti imposti dalle ingiurie del tempo e dalle nuove esigenze di una popolazione in fase di incremento numerico. Notizie certe si possono trarre solo grazie al Benamati. Lo storico afferma (p.82 della sua storia di Guastalla) che la chiesa fu riedificata dalle fondamenta nell’anno 1622, ma non parla però della situazione precedente. Questa costruzione richiese alcuni anni, e non era ancora terminata alla fine del 1625. Alle spese concorse la gran parte del popolo locale oltre ad alcuni benefattori residenti altrove. Si può affermare che il consenso fu unanime e, per quanto possibile, furono offerti sia denaro che beni utili alla prosecuzione dei lavori, così come l’indispensabile manodopera. In chiesa vi erano tre altari di cui uno dedicato alla Beata Vergine di Loreto effigiata in un piccolo quadro appeso. Un altro altare ricordava S. Giovanni Battista. Anche qui era presente un quadro con lo stesso soggetto. La cappella della Beata Vergine di Loreto fu ultimata più tardi ed assunse in quell’occasione una diversa dedicazione: S. Lucia. Non vi è nessuna menzione alla sacrestia: probabilmente il coro era adibito a questo utilizzo. Il materiale per gli offici religiosi era contenuto in un modesto armadio di pioppo posto proprio in questo limitato ambiente. L’altare centrale era un semplice tavolo di noce. Da queste poche notizie desunte dalle visite pastorali del seicento emerge un ritratto sufficientemente chiaro. Si trattava quindi di una chiesa essenziale negli arredi interni, sprovvista di un locale adibito a sacrestia. Già ai primi anni del XVIII secolo si rendevano improcrastinabili alcuni lavori di restauro sulla cappella di S. Lucia il cui tetto e muro perimetrale rischiavano il cedimento strutturale: ulteriore prova della povertà di questo fabbricato eretto in economia. Da sempre sotto l’egida della parrocchia di Pieve, Tagliata durante tutto il XVIII secolo cercò di ottenere maggiore attenzione dagli organi religiosi lamentando eccessiva la distanza tra l’abitato e la basilica da cui dipendeva. Come è logico aspettarsi, questi disagi si acuivano durante i freddi inverni ed erano tra l’altro accompagnati da “disservizi” vari causati dal clero pievano di cui prontamente i paesani avevano a lamentarsi. Finalmente nel 1857 la chiesa della Beata Vergine della Neve fu eretta in Parrocchia non senza dover far fronte a diverse avversioni al progetto, tra cui quelle del parroco di Luzzara, dalla cui giurisdizione erano tolti alcuni appezzamenti (e relativi abitanti), assieme ad altri individuati a Pieve e a S. Martino. Si raggiunse l’agognato obiettivo grazie all’interessamento attivo dei vescovi della diocesi di Guastalla Mons. Neuschel prima e di Mons. Pietro Rota in seguito.All’inizio del ‘900 si restaurò la facciata della chiesa con un bassorilievo in cemento realizzato da Clemente Allodi decoratore cremonese ed un dipinto della Madonna della Neve, opera del Prof. Aroldi di Casalmaggiore. Il parroco Don Taschini riassume in uno scritto del 1911 la situazione della chiesa definendola “non consacrata ma soltanto benedetta. E’ fornita di tre altari, di cui il maggiore è dedicato alla Madonna della Neve, e dei due laterali, quello a destra alla SS.ma Trinità, e quello a sinistra a S. Lucia comprotettrice”. Don Giuseppe Bertoli, primo rettore della Parrocchia nel 1863 scrisse: “La B.V. della Neve sembra sempre essere stata la titolare della Chiesa della Tagliata, ma ignorasi affatto il motivo per cui venne a ciò prescelta”. Notevoli lavori di riattamento furono consigliati dalle pessime condizioni del soffitto che, causa il peso degli anni e le non buone condizioni del cannicciato cui l’intonaco aderiva, venne del tutto smantellato scoprendo un soffitto ben più alto e spazioso pur non decorato. Si decise quindi di non ripristinare il precedente e di mantenere le originali capriate prima nascoste, arricchendole di una più alta copertura a cassettoni. Questi interventi avevano il fine di dare più slancio ad un ambiente che, prima dei lavori, il Vescovo Monsignor Corsini aveva definito come un modesto “camerone” o “stanzone”. I lavori si svolsero nel 1927 su disegno e con la supervisione di Mons. Baratti Vicario Generale e interessarono altresì l’allungamento del coro e l’ampliamento delle due cappelle laterali.(dal libro “Guastalla, città delle chiese, passato e presente delle chiese e degli oratori guastallesi” di Daniele Daolio, 1998)

 

Altre Informazioni

Bibliografia
(1)BERTOLANI 1971, 45; (2)Il Tempo 1985, 108.
Riferimento cartografico IGM
IGM F 74 IV NE