Al Baccanello transitava la strada postale dell'argine, di collegamento con i territori modenesi e con la capitale del ducato (Parma) dove si trovava uno dei primi ponti in muratura sul fiume Crostolo, nonchè la dogana di confine con lo stato estense. L'importanza di tale polo viario è indicata anche della presenza nell'anno 1771 di un'osteria del Baccanello. Il ponte era stato realizzato nel 1615 su cinque arcate distrutto durante la guerra fu sostituito con una moderna struttura. Notabile la Chiesa dedicata allo Sposalizio di S. Giuseppe. Venne fondata nel 1598 da Giuseppe Tolosa detentore del giuspatronato (1). La costruzione presenta una semplice facciata a capanna con lesene binate laterali, ingresso architravato con lunetta soprastante ed oculo polilobato superiore. Il campanile si innalza con una elegante struttura con cella a monofore. Nella località sorgeva un tempo anche la chiesa della Beata Vergine del Prugno eretta in Villa Baccanello nel 1658 da Giovanni Negri per onorare un'immagine miracolosa della Vergine. La denominazione della chiesa richiama infatti il miracolo avvenuto al tronco di sostegno della colonna su cui era dipinta l'immagine sacra, tronco che riprende a germogliare(2).

Edificata nel 1598 grazie al sostegno economico di tale Giuseppe Tolosa, ospita al suo interno tre altari. Nella parete di destra è murata una nicchia contenente l’affresco della Madonna del Prugno, oggetto di venerazione dal popolo a seguito del noto miracolo (vedi cap. 24), strappata dal tempio in cui era posta poco prima della sua demolizione trovando qui la definitiva sistemazione. Si tratta di un ritratto della Madonna di Loreto che a suo tempo (sec. XVII) era effigiato su un pilastro ai bordi di una vicina strada. Le fattezze del soggetto e la semplicità del ritratto lo fanno ritenere, da parte di alcuni, opera del XIV secolo. Tuttavia, l’ingenuità pittorica unita alla elementarità della composizione lo fanno piuttosto sembrare opera di artista modesto, di origine locale, probabilmente dello stesso secolo XVII o al massimo del secolo precedente. A conferma di questa tesi c’è anche una constatazione di ordine pratico. Difatti, essendo stata dipinta su un pilastro, di per sé collocazione precaria, certamente poco riparata, è impensabile che avrebbe potuto resistere per tre secoli alle offese degli agenti atmosferici. La Madonna è ritratta con viso piuttosto grazioso, con grandi occhi penetranti, una ricca veste ornata di fregi ed una splendente corona. Il Bambino Gesù, in posizione innaturale, sembrerebbe un’aggiunta non coeva, così come i due angioletti ai lati. Nei secoli l’affresco ha certamente subito restauri e ritocchi; tali interventi impediscono una sua datazione più precisa. Sull’altare di destra è posta la statua della Beata Vergine della Consolazione, una terracotta di pregevole fattura ma di incerta origine e datazione (presumibilmente del XIV- XV secolo). E’ il 1630, l’anno della tremenda epidemia: la peste. Ovunque morte e desolazione. Alcuni soldati lanzichenecchi (mercenari tedeschi) vagano allo sbando compiendo furti, violenze ed atti di puro vandalismo. Uno di questi sbandati, probabilmente alla ricerca di facile bottino, vìola una cappella posta nei pressi della riva del Crostolo e ne asporta la terracotta raffigurante la Beata vergine col Bambino. In un impeto dissacratore la scaglia nel torrente e per far si che possa rapidamente affondare prende a spingerla col bastone. Tale Jacopo Minari, guastallese, vedendo la scena, intervenne senza indugio offrendo al soldato il denaro che aveva con sé a patto che desistesse dal gesto. Contento del facile guadagno il lanzichenecco rapidamente si dileguò. La statua, incredibilmente rimasta a galla, è del tutto illesa. Verrà con prontezza recuperata dal Minari che, ripulitala, la consegnerà al cappellano della vicina chiesa di S. Giuseppe. L’impressione causata dall’episodio nella popolazione fu grande, anche perché ben presto si notò una diminuzione della potenza malefica della peste che poi, nello spazio di poche settimane, definitivamente ebbe fine. La gente del posto, collegando i due eventi, ringraziò la Vergine con offerte. Da quel momento ebbe origine la devozione popolare per questa Madonna, esternata anche con solenni processioni onorate dalla presenza dei più alti esponenti del clero locale. Il pittore Damiano Padovani affrescò sul muro sinistro il fortunato avvenimento del salvataggio della statua raffigurando il torrente Crostolo, l’argine su cui si svolse la scena, il lanzichenecco col bastone, il salvatore nell’atto di consegnare il denaro e la Madonna col bambino. Il dipinto, corroso dall’umidità, è purtroppo in pessime condizioni e molte parti sono ormai irriconoscibili. La mano del Padovani comunque realizza un volto mariano di grande dolcezza pur nella sua estrema semplicità.  (dal libro “Guastalla, città delle chiese, passato e presente delle chiese e degli oratori guastallesi” di Daniele Daolio, 1998)

 

 

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Altre Informazioni

Bibliografia
(1)Il Tempo 1985, 105-107; (2)Il Tempo, op. cit.
Riferimento cartografico IGM
IGM F 74 IV SE