Fin dal 1554 si erano incominciati i primi cavamenti relativi al piano di bonifica delle valli di Gualtieri (1). Nel 1561 viene stipulato l'accordo dei lavori tra gli Estensi ed i Gonzaga di Mantova con l'affidamento della direzione al marchese Cornelio Bentivoglio. Una delle opere più impegnative figura la costruzione della Botte passante le acque sotto il torrente Crostolo. La sua realizzazione è eseguita nel 1576 (2). E' sovrastata da un torrione a pianta quadrata recante in facciata una lapide a cartiglio che ne ricorda l'ultimazione nell'agosto dello stesso anno. Le dimensioni della botte comportano una lunghezza di 77 metri a due luci in muratura di metri 2, 55x2, 20, rappresentando uno dei manufatti idraulici di maggior rilievo della Provincia(3).

Molti avvenimenti caratterizzarono il sorgere delle prime opere di bonifica a Gualtieri. Un primo progetto di bonifica fu delineato già agli inizi nel 1548 da Pellegrino De Micheli, fattore di Cesare Gonzaga di Guastalla, e fu ripreso e attuato in seguito da Cornelio Bentivoglio il quale, grazie a potenti appoggi personali e a grandi capacità diplomatiche, riuscì a coinvolgere i duchi di Ferrara, di Mantova, di Parma, di Guastalla di, Novellara, di Correggio e le comunità confinanti. Il nuovo progetto fu redatto dall’ingegnere e architetto ducale Gian Battista Aleotti, coadiuvato da altri tecnici, realizzando una delle più raffinate opere idrauliche italiane. Gli interventi principali, per regolare la precaria situazione idrica delle zone paludose circondate da fiumi pensili e sottoposte a frequenti alluvioni, furono l’incanalamento del Crostoso fino al Po, la costruzione di una Botte (1576) per far sottopassare il Crostolo alle acque di Brescello, Castelnuovo di Sotto e Gualtieri, attraverso il Cavo Botte, dirigerle verso il Guastallese per farle sfociare nel fiume Secchia, oltre alla sistemazione dell’argine destro dell’Enza fino al Po. Questi lavori furono la causa dell’investitura a Marchese di Gualtieri di Cornelio Bentivoglio. Lo stesso Cornelio collaudò complessivamente la bonifica nel 1585, la quale fu portata a termine dal figlio Ippolito divenuto marchese alla morte del padre nel 1585. Effetto quasi immediato delle opere di bonifica fu l’aumento della redditività del suolo, che perdurò fino ai primi del ‘700. Ippolito completò l’impresa costruendo in località Camporaniero una nuova Parrocchiale dedicata a S. Vittoria, come segno tangibile della redenzione di questo territorio. Le opere di bonifica proseguirono per tutto il XX secolo per affrontare il problema della subsidenza del territorio e l’esigenza di approvvigionare acqua irrigua in relazione alle nuove tecniche produttive agricole. Poco lontano dalle famose “Botti Bentivoglio”, fra il 1920 e il 1923 fu realizzato l ’ impianto idrovoro del “Torrione”, che con tre gruppi di pompe scaricava l’acqua in eccesso nel Costolo. Tuttora nel sito detto il “Torrione”, nodo idraulico nevralgico della bassa pianura di ponente, a metà strada tra Gualtieri e S. Vittoria, è possibile vedere questa “macchina dell’acqua”, dove ancora si conservano molti manufatti dai lavori cinquecenteschi a oggi. Dall’argine del Crostolo si ha una suggestiva visione del complesso sistema idrico della bassa pianura. Dal 1930 s’iniziarono complessi lavori di scavo e riordino di cavi impiegando migliaia di braccianti, conosciuti come “gli scariolanti”. Il primo “Consorzio della Bonifica Bentivoglio” fu istituito nel 1878. In seguito ebbe diversi ampliamenti di competenza territoriale, fino a gestire la provincia occidentale di Reggio Emilia. Dal 2010 il Consorzio è confluito nel “Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale”. (testo tratto da Benvenuti a Gualtieri, itinerario storico–artistico-naturalistico, guida al territorio scaricabile in PDF nel sito del Comune)

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Altre Informazioni

Bibliografia
(1) MORI 1923, 72; (2) MORI 1923, 80; (3) Gualtieri 1980, 44.
Riferimento cartografico IGM
IGM F 74 IV SE