Località situata in prossimità dei pendii orientali della linea di spartiacque compresa tra i monti Casarola e Ventasso. Collagna appare nominata per la prima volta insieme alla sua cappella nel 1153. Quattro anni dopo, nel 1157, l'arcivescovo di Ravenna Mosè dovendo decidere su una controversia nata fra la Chiesa di Busana e la Pieve di Campiliola, attribuì a quest'ultima la chiesa di San Bartolomeo di Collagna (1). La villa giurò nel 1237 fedeltà al Comune di Reggio assieme a Vallisnera e ad altre località dei dintorni; di Collagna non si trova menzione nel Liber Focorum del 1315 (2). In seguito fu villa dipendente da Valbona e si trova nominata nelle investiture della famiglia Vallisneri (3). Secondo il Ricci e la Bertolani quivi sorgeva una potente rocca, collocata ove attualmente sorge la chiesa parrocchiale, che fu per qualche tempo sede della giurisdizione (4). Nel secolo XVI ebbe come feudatario il Conte Paolo Brusantini, Capitano delle Guardie Ducali e Governatore di Sassuolo, ricordato come Conte di "Culagna", nel poema "La Secchia Rapita" del modenese Alessandro Tassoni (5). Collagna fu sede di Pretorio e nel Settecento era feudo dei Vigarani-Toschi di Reggio, insieme con Nismozza ed Acquabona (6). Alla fine dello stesso secolo contava 341 abitanti (7); con la Restaurazione il Comune fu aggregato a Busana da cui riacquisterà autonomia nel 1860 (8). Il nome della località viene mutato da "Culagna" in Collagna con decreto regio del 1871 (9). Il paesaggio storico-architettonico del borgo è stato vistosamente alterato da inopportuni interventi edilizi. La Strada Statale n° 63 divide l'abitato in due nuclei situati a quote differenti; di questi il complesso storicamente ed urbanisticamente più significativo è situato a valle della strada. E' caratterizzato da un impianto urbanistico sub- lineare con edifici cinque-seicenteschi disposti a margine dell'antico percorso di attraversamento dell'abitato con andamento est-ovest. Il complesso edilizio, già sede del Municipio, è costituito da unità edilizie a schiera con annessa una casa a torre attribuibile alla fine del XVI- inizio del XVII secolo; questa conserva parte dell'originale cordolo di colombaia, un rosone monolitico in pietra e tracce di finestre riquadrate. Immediatamente a valle del vecchio Municipio è notabile la antica casa Palai: l'edificio a pianta quadrata è stato oggetto di ristrutturazioni e tinteggi, ma rimane visibile una chiave d'arco, sormontante l'ingresso, su cui è scolpita l'arma di famiglia unitamente al millesimo "1636" Una pregevole icona marmorea, forse coeva, raffigurante la Beata Vergine è innestata in una nicchia votiva murale. E' notabile il monumentale camino dal frontale scolpito con stemma conservato all'interno di Casa Palai. In prossimità della estremità orientale della carreggiabile, un sottopasso ad arco introduce ad una piccola corte, costituita da una unità residenziale con annessi edifici di servizio. La casa padronale dei Notari è a pianta rettangolare allungata e vi sono notabili particolari architettonici seicenteschi, tra cui finestre riquadrate in arenaria con davanzale, sagomate e decorate a tortiglione; a livello del piano terreno è visibile parte dell'originale portale di ingresso su cui appare la dicitura "B. P. F. F. 1677". Nel fianco di un edificio che si affaccia sulla medesima corte si osserva un portale tamponato con arco a tutto sesto in arenaria su cui è scolpito in chiave l'arma Palai. Nella estremità occidentale del borgo si innalza un fabbricato attribuibile al XVI-XVII secolo che ha mantenuto parte delle caratteristiche e dei volumi originari. E' notabile un ampio portale forse appartenente ad una vecchia bottega, recante in architrave un'arma ed una dicitura di difficile lettura. Tra i particolari costruttivi sparsi nell'abitato si riportano ancora un concio angolare recante il millesimo "1594" ed un secondo, di recupero, datato "1595". Una formella a lato della piazza principale del borgo reca invece il millesimo "1756". Nella estremità orientale dell'abitato, immediatamente a monte della Strada Statale n. 63, si trova un fabbricato con portale ad arco a tutto sesto cuspidato su cui appare inciso il millesimo "1786": il manufatto è sormontato da una pregevole icona marmorea coeva in marmo lunense. Nei pressi si riscontrano altre icone marmoree raffiguranti la Beata Vergine ed inserite in nicchie votive murali, per lo più ottocentesche. La chiesa parrocchiale, ampiamente ristrutturata, non mostra particolari architettonici di rilievo. L'adiacente canonica, realizzata nel 1907, conserva elementi costruttivi, attribuibili al XVIII secolo, probabilmente di recupero. L'antica chiesa non aveva cappelle laterali; quella dedicata alla Beata Vergine del Carmine fu costruita nel 1633 in occasione della peste. La chiesa si presenta in volto con arcate a sesto acuto e tre altari. Nella facciata è riportata l'iscrizione "D. O. M. - B. B. P. - AN. JUB. 1650" (10). Presso l'abitato è situato un impianto idraulico a turbina con annessa vasca di raccolta acque. Il manufatto, ancora saltuariamente in uso, è adibito a segheria ed è attribuibile ai primi decenni del XX secolo.

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Altre Informazioni

Bibliografia
(1) TIRABOSCHI 1824-1825, I, 238; (2) ROMBALDI 1976, 133; (3) TIRABOSCHI, op. cit. ; (4) BERTOLANI 1965, 145; (5) TIRABOSCHI, op. cit. ; (6) SCURANI 1895, II, 598; (7) RICCI 1788, 76; (8) SCURANI, op. cit. ; (9) BERTOLANI, op. cit. ; (10) SCURANI, op. cit.
Riferimento cartografico IGM
IGM F 85 II SO