Già nei primi decenni del secolo XIX la località è stata soggetta a scavi archeologici. Vi è stata ritrovata una stazione dell'età del bronzo a stratigrafia complessa con resti di palificazioni. Secondo il Chierici si estendeva su tutta l'area interna della Rocca medievale segnalando tuttavia materiali preistorici in vari punti del borgo (1). Più recentemente alla periferia dell'abitato, nel 1971, si sono rinvenuti manufatti di un'epoca anteriore, appartenenti al neo-eneolitico (2). Da diversi altri scavi intercorsi negli ultimi decenni sono inoltre emersi frammenti e manufatti del periodo romano oltre a tombe e reperti barbarici della fine del secolo VI-prima metà del secolo VII (3). In una carta dell'898 si nomina "Castello Dariano" ed ancora nel 900 e nel 944 come "Castrum" o "Castellum Olerianum" fino ad "Castrum Arianum"del 967. Nel 968 "Castrun Alarianum" apparteneva al Contado di Parma insieme a Dinazzano e Fogliano, in questo documento si fa menzione anche di una corte (4). Nel 1039 la Chiesa di Parma cede al Marchese Bonifacio di Canossa, in enfiteusi, i beni che essa aveva in "Castro Ariani" mentre dalla Chiesa di Reggio nel 1075 gli pervenne la cappella di S. Prospero. Castellarano fu compreso tra i beni allodiali della Contessa Matilde, la quale vi tenne un placido nel 1106 "apud ecclesiam S. Mariae", passando quindi ad una nobile famiglia che dal borgo prese il nome (5). Nel 1197, i Signori e gli abitanti di Castellarano prestano giuramento di fedeltà al Comune di Reggio confermando la loro dedizione già avvenuta nel1169 (6). Durante il secolo XIV fu possesso dei nobili Da Roteglia. Nel 1419 fu conquistato dalle milizie estensi. Nel 1432 fu assegnato a Giacomo Giglioli passando nel 1454 a Lorenzo Strozzi (7). Il mercato risale forse al secolo XV; nel 1479 il Duca Ercole I lo esentò dai dazi e gabelle. La fiera fu invece istituita nel 1610 (8). Ercole I, nel 1501, investì del feudo il fratello Sigismondo ai cui discendenti rimase fino all'estinzione delle linea nel 1752. Fu poi venduto nel 1754 ai Vallotti di Brescia che lo tennero fino al 1796. Estinta anche questa famiglia, il titolo di Marchesi di Castellarano passò nel 1924 ai Conti Lechi di Brescia (9). Alla fine del Settecento Castellarano comprendeva 835 abitanti ed il feudo 1999 (10). Trascorso il periodo napoleonico e del primo Regno d'Italia, Castellarano ritornò agli Estensi con la restaurazione. Nel 1860 entrò a far parte del Regno d'Italia sabaudo rapportandosi con le vicende ed avvenimenti contemporanei della sua storia. Il borgo con il castello sorge sopra un colle, prospicente il fiume Secchia, un tempo interamente circondato da mura che facevano capo alla Rocchetta. Il complesso fortificato consiste di due parti distinte: ai piedi della collina è appunto la cosiddetta "Rocchetta", un fortilizio dall'esterno apparentemente lineare, costituente una sorta di enorme rivellino nei confronti del castello posto invece sulla collina. Occorreva entrare nella Rocchetta ed attraversare il suo angusto e ben controllabile cortiletto per salire a quello. La Rocchetta possiede in realtà una pianta irregolare, munita di tre porte un tempo con saracinesche. Tuttora essa forma un ambiente di notevole interesse e comunque la parte più singolare e meglio conservata dell'intero sistema. Il suo aspetto esterno è caratterizzato da una torre centrale in corrispondenza dell'ingresso archiacuto, con apparato a sporgere sull'intera sua estensione, costituito da beccatelli che reggono una vera e propria muratura a sbalzo forata da finestre ad arco scemo con una torre a sinistra sbieca. Delle tre porte della Rocchetta due sono " esterne" mentre la terza, munita di piombatoie, porta direttamente al castello (11). Il complesso, acquistato dal Comune di Castellarano, è stato oggetto di un importante restauro e recupero funzionale, curato dagli architetti Walter Baricchi e Paolo Soragni tra il 2000 e 2003. La Rocca dovrebbe risalire a Matilde di Canossa che comunque l'affida ad un suo vassallo, Raniero, poi Conte di Castellarano. Nel 1257 la Rocca viene distrutta. Numerose sono le trasformazioni ed i ripristini seguiti nel tempo. Una gravissima manomissione ebbe luogo nel 1557 o 1558 con la rovina anche di parte della torre. Le strutture superstiti furono adattate ad abitazione. Nel 1741 il Marchese Carlo Filiberto IIl riformò in palazzo signorile con giardini e fontane. A lui si deve anche la costruzione dell'acquedotto, ad uso romano, con cui dalla collina sovrastante condusse l'acqua necessaria. Lavori di restauro su progetto dell'ingeniere Giovanni Costa dovettero essere effettuati nel 1777-80 (12). Dopo la morte del Vallotta nel 1795, il feudo e la rocca ritornarono sotto la dipendenza della Camera Ducale. Gran parte degli arredi con statue, balaustre ed un camino furono trasferiti dal Duca nella villa di Mugnano. Con la venuta dei francesi nel 1796 la rocca fu spogliata del rimanente e venduta alla famiglia Canevazzi. Da questa passò nell'Ottocento ai Casali, i cui eredi tuttora la detengono. Il castello fu pressochè dirottato in seguito ad azioni belliche durante la seconda guerra mondiale. Rimasto per quasi trent'anni in quelle condizioni, è stato fatto in gran parte ricostruire negli anni 1973-74. Si evidenzia la torre quadrata con coronamento merlato. Dal muro di cinta del piazzale emerge un torrione di vedetta provvisto di orologio. Ha un robusto basamento che scende lungo il bastione e si affonda nelle fosse che circondano il castello verso la valle (13). Anche la storia e le vicende ecclesiastiche di Castellarano sono state di grande rilievo. La chiesa plebana di S. Maria si trova nominata nel privilegio del Vescovo Adelardo del 944 che rinnova quello degli antecessori Azzo e Pietro, ed in quelli imperiali del 980, 1160 e 1224, "Plebem de Castro Oleriano cum curte" e nelle bolle pontificie di Lucio I del 1144 ed Eugenio III del 1146. Non e` certo che la chiesa fosse elevata a plebana già nel secolo IX. E` compresa nel 1070 tra le pievi concesse in enfiteusi al Marchese Bonifacio di Canossa (14). Nelle decime del 1302 e 1318 le sono dipendenti le chiese di S. Michele dei Mucchietti, la chiesa del Ponte, la chiesa del Casale de la Rocha, di S. Maria di Cavriana, dei SS. Nazario e Celso, la chiesa di S. Apollinare a Pigneto, di S. Pietro a Roccatiniberga, di S. Salvatore di Villalunga, di S. Giacomo Ap. a Chiozza, di S. Maria a Ventoso, di S. Ruffino, di S. Bartolomeo e di S. Martino a Casalgrande, la chiesa di S. Maria del Piano e di S. Antonino a Dinazzano, la chiesa di S. Giorgio M. , di S. Paolo e di S. Giovanni di Braida a Sassuolo, la chiesa di S. Biagio V. e M. , di S. Stefano M. a Casalpennano (Monte Baranzone), la chiesa di S. Andrea Ap. e di S. Michele a Casalcicogna (15), da cui poi si formeranno i vicariati di Scandiano e di Sassuolo. Il loro numero comprova l'importanza della Pieve ed il ruolo di centro nella valle del Secchia. Attualmente ne dipendono le chiese di S. Maria della Neve a Campiano, di S. Croce nel borgo inferiore, del SS. Nome di Maria a Tressano, di S. Apollinare a Cadiroggio e S. Salvatore di Villalunga (16). Scarse sono le notizie storiche fino al secolo XV. L'antica chiesa era un'ampia basilica romanica a tre navate, voltata a crociera con cripta sotterranea e presbiterio rialzato. I resti architettonici della cripta sono costituiti da un vasto vano sotterraneo con resti di 12 colonne in pietra (17). In una delle pareti della chiesa si legge la data "1464 die XI Junii" forse riferita ad un restauro (18). Nella visita pastorale del Vescovo Cervini nel 1543 si riscontra la necessità di riparazioni. Negli anni intorno al 1635 la parrocchiale fu rifabbricata di nuovo ma non ancora ultimata nel 1652. Altri importanti lavori sono stati compiuti nel 1678. La visita del Vescovo Picenardi del 1707 descrive la chiesa ad una sola navata a forma di croce con cupola emergente e presbiterio rialzato. La presente struttura deriva dai lavori di riforma eseguiti tra il 1678 ed il 1720, quando si riempi` di rottami la vecchia cripta. Questa fu poi riscoperta nel corso degli interventi attuati nel 1899-1901. Nel 1912 fu restaurata la facciata. Il campanile minacciava rovina nel 1622; fu atterrato e ricostruito nel 1683 quindi restaurato nel 1912 e nel 1975 (19). La chiesa, pur avendo subito frequenti trasformazioni, conserva ancora capitelli ed una lunetta dell'impianto primitivo. Nella facciata sono poi due magnifici stipiti che si fanno risalire al XII secolo alla scuola del grande Wiligelmo (20). Oltre alla Pieve altri edifici hanno manifestato l'espressione della fede. Una chiesa di S. Prospero risulta citata nella carta di enfiteusi al Marchese Bonifacio di Canossa nel 1070. La chiesa è donata nel 1092 da Matilde di Canossa al Monastero di Polirone ed ancora nominata in una donazione del 1097 al Monastero di S. Prospero di Reggio. Agli inizi del ' 600 il Cardinale Toschi la volle ricostruire a sue spese, ma anche questo edificio, chiuso al culto alla metà circa dell'Ottocento, e` scomparso restandone solo il muro esterno dell'abside (21). Un oratorio di S. Biagio sorse probabilmente nel XVI secolo del borgo. Agli inizi del '600 fu ricostruito in un altro luogo ed il vecchio abbattuto nel 1619; al tempo dello Scurani era scoperchiato e scadente (22). Fuori dal paese verso Campiano si trovava un oratorio dedicato a S. Pietro esistente fin dalla prima metà del '500 ed ora scomparso. Nel 1574 vi furono aggiunte un'abitazione per il sacerdote e ad uso ospitalità per i pellegrini e i mendicanti. Rovinato nel 1635 fu abbattuto ed i materiali utilizzati per erigere la chiesa di S. Croce (23). Questa fu realizzata nella piazza ricavata tra la via Maestra ed il massiccio su cui sorgeva il borgo. I lavori iniziarono di fatto nel 1645, la facciata portata a termine nel 1682 e la sagrestia nel 1712. La chiesa fu chiusa dalle soppressioni napoleoniche ed interdetta al culto nel 1851. Da proprietà del Demanio passò al Comune che nel 1820 l'affittò alla Filodrammatica per darvi spettacoli e rappresentazioni teatrali. Nel 1926 se ne dispose la sistemazione ed il restauro per la realizzazione del monumento ai caduti della grande guerra (24). Il borgo conserva tuttora tipologie di interesse architettonico, tra cui diversi edifici a corte, ed in parte inalterati i propri valori storico-ambientali. Tra le realizzazioni più recenti è infine da segnalare il palazzotto del Municipio in stile neo-medievale, sorto su progetto dell'ingeniere Carlo Reina nel 1923 (26). Il mulino di Castellarano è riportato nella carta topografica del Ducato Estense del 1828 e quindi indicato nella Carta Idrografica d'Italia del 1888, insieme ad un torchio (25). Era alimentato da acque derivate dal fiume Secchia con il canale Grande.

Immagini

Altre Informazioni

Bibliografia
(1)TIRABASSI 1979, 138; SRA 1973, III, 27; (3)SRA 1977, III, 161- 201, STURMANN CICCONE 1977, 12; SRA 1980, IV, 201; (4)TIRABOSCHI 1821-25, I, 182; (5)TIRABOSCHI, op. cit, (6)BERTOLANI 1971, 117-119; SCURANI 1895, V, 563; (7)TIRABOSCHI, op. cit. ; (8)SCHENETTI 1976, 124; (9)BERTOLANI, op. cit. ; (10)RICCI 1788, 45; (11)BERTOLANI, op. cit. ; PEROGALLI 1981, 154; (12)BERTOLANI, op. cit. ; SCHENETTI 1976, 115-120; (13)BERTOLANI, op. cit. ; SCHENETTI 1976, 115-120; (14) TIRABOSCHI, op. cit. ; SCHENETTI 1976, 134-139; (15)RDI 1933, 296- 314; (16)SCHENETTI 1976, 137-151; (17)SCHENETTI 1976, 137-151; (18)SCURANI, op. cit. ; (19)SCURANI, op. cit. ; SCHENETTI 1976, 137 151; (20)BERTOLANI, op. cit. ; (21)SCURANI, op. cit. ; (22)SCURANI, op. cit. ; (23)SCURANI, op. cit. ; (24)SCURANI, op. cit. ; SCHENETTI 1976, 158-160; (25)C. I. I. 1888, 138; (26)SCHENETTI 1976, 124.
Riferimento cartografico IGM
IGM F 86 IV SO