Le rovine del castello di Canossa sorgono su un'aspra rupe in arenaria bianca a balcone naturale tra il torrente Crostolo ed il fiume Enza con ampia vista alle valli sottostanti. Lo sfaldamento della rupe ha concorso a diminuire l'estensione della piattaforma su cui poggiava il castello. Il complesso fu costruito nel 940 c. da Atto Adalberto, figlio di Sigifredo da Lucca, di stirpe longobarda. Infatti Donizone nei suoi versi, facendo parlare il maniero così scrive: "Prospiciens nudam silicem me stare Canossam. In proprium castrum me suscepit Comes Atto" (1). La sua edificazione si può, induttivamente, quindi porre verso la metà del X secolo. Il castello divenne il fulcro della potenza di quella famiglia che di qui prese il nome. Racconta ancora la rocca: "Ditescens Atto mea moenia duxit in altum. Per me dives erat, sua per me cuncta tenebat. Ac ideo quae sibi pulchra, loricas, hastas, clipeos, enses mihi mandat". Il luogo era fondo allodiale dei Canossa e loro discendenti (2). Nella Bolla dell'anno 976 con cui Benedetto VII approvò la fondazione della chiesa di Canossa si dice che Atto Adalberto l'aveva fondata: "in suis propriis rebus, videlicet in rupe quae Canuxia vocatur, ab imis fundamentis construxerat" (3), e nella nota dei beni che il Marchese Bonifacio aveva in enfiteusi dalla Chiesa di Reggio si nomina una cappella vicina a Canossa: "Capella S. Prosperi prope Canusio cum decimis" ma non vi è menzione di Canossa. Nel 950 Adelaide, vedova di Lotario Re d'Italia, si rifugiò nel castello per sfuggire alla persecuzione di Berengario II, Marchese d'Ivrea che, volendola sposare al figlio Adalberto, assediò inutilmente Canossa. Ottone I, Re di Germania, liberò Adelaide e la fece sua sposa; favorì la fortuna di Atto Adalberto creandolo dapprima Conte, poi Marchese. Il luogo rimane famoso per l'umiliazione dovuta da Enrico IV al Pontefice Gregorio VII ed alla Contessa Matilde. Nel 1075 un decreto del Papa, richiamandosi al Concilio del 1059, vietò le ingerenze delle autorità civili e dell'Imperatore nelle investiture episcopali (4). La risoluzione non venne tuttavia accettata da Enrico IV, Re d'Italia e di Germania e Imperatore del Sacro Romano Impero. Alla Dieta di Worms del 1076 venne decretata la deposizione del Papa da parte del quale seguì la scomunica e lo scioglimento dell'ubbidienza di quanti avevano prestato giuramento all'Imperatore. L'incontro tra il Papa, ospite di Matilde a Canossa, con Enrico IV ebbe luogo il 28 gennaio 1077. Dopo tre giorni di penitenze l'Imperatore, tramite la mediazione della Contessa, chiese perdono al Pontefice che lo assolse dalla scomunica. Le ostilità ripresero comunque dopo breve tempo e la lotta per le investiture terminò solo nel 1122 con la pace di Worms concordata da Enrico V e da Papa Callisto. Pur tra varie vicende un ramo della famiglia "di Canossa" tenne il possesso del castello sino al 1449 anno in cui Canossa fu acquistata da Lionello d'Este, marchese di Ferrara; tuttavia già nel 1409 Simone, Guido e Albertino di Canossa avevano ceduto il loro dominio a Nicolò d'Este pur mantenendone la proprietà. Il Tiraboschi sostiene l'opinione che vorrebbe discesa la famiglia che prese il nome "di Canossa" da Rolandino, i cui tre figli Guido, Rolandino e Albertino furono investiti dei feudi di Bianello, di Gesso e di Canossa nel 1185 dall'Imperatore Federico I Barbarossa. Il Castello, difeso da molteplici mura e dai naturali precipizi della rupe, venne distrutto nel 1255 dai Reggiani, durante le lotte tra guelfi e ghibellini. Il Castello fu quindi ricostruito dai Canossa. Nuovamente rovinato dai reggiani nel 1412 fu restaurato dagli Estensi nel 1452. Lodovico Ariosto ne ebbe il comando del presidio negli anni 1502-1503. Le artiglierie di Ottavio Farnese lo smantellarono nel 1557. Fu ridotto a dimora signorile dal Conte Bonifazio Ruggeri di Reggio, che lo ebbe in feudo nel 1570 da Alfonso II, duca di Ferrara. Passò ai conti Rondinelli nel 1593 e nel 1642 ai Valentini di Modena, che lo conservano fino alla soppressione dei feudi nel 1796 (5). Venne loro restituito nel 1819.

Nel 1878 il governo acquistò Canossa dai conti Valentini e lo dichiarò monumento nazionale. Con la costruzione della rocca, Atto Adalberto aveva fondato anche la chiesa di S. Apollonio come risulta dalla Bolla di Benedetto VII in data 29 dicembre 976 (6). Era detta da Donizone: "eccelso tempio" ricco di arredi e reliquie. Alla chiesa ed alla abbazia venne concesso un diploma di libertà, di immunità e di protezione apostolica, riconfermato da Papa Pasquale II dopo la morte della Contessa Matilde. Era stata pure creata una collegiata di dodici canonici per l'ufficiatura della chiesa ma intorno al 1080 essi furono sostituiti dai Monaci Benedettini.

Una prima spoliazione del tesoro del Tempio mandato a Roma dal Papa avvenne nel corso della lotta contro Enrico IV. Nei secoli seguenti la chiesa di S. Apollonio seguì le vicende della rocca finchè dopo la metà del sec. XIV fu totalmente abbandonata dall'abate e dai monaci. Nel 1392 la chiesa è profanata. La Visita del Vescovo Cervini del 1575 la dice "pene destructa". La Visita Marchesani nel 1575 la indica ridotta a cella vinaria e piena di botti. Ancora nel 1584 era profanata, indecente e priva delle cose necessarie al culto. L'ultima Visita pastorale a nominarla è quella del Vescovo Rangone nel 1607 che lo trova in stato miserando ed ancora ridotta a cantina (7). Si ricorda tuttavia che ancora verso il 1822 vi veniva ascoltata la Messa.

Nel 1877, sotto la guida dell'insigne archeologo e paletnologo prof. Don Gaetano Chierici, furono iniziati a Canossa gli scavi proseguiti in seguito sotto la direzione del prof. Naborre Campanini. Attualmente si stanno conducendo importanti lavori di restauro per opera della Soprintendenza per i Beni Architettonici ed Ambientali dell'Emilia. Canossa era sede di Comune e come tale la troviamo nell'Estimo del 1315 conservandosi inoltre fino al 1831 come sede di giurisdicenza. Alla fine del settecento il Ricci ne indica la popolazione in 237 abitanti (8). Negli anni 1998-2000, il fabbricato ospitante il Museo è stato oggetto di un progetto di recupero degli architetti Walter Baricchi e Paolo Soragni, che ha consentito di rinvenire murature dell’antico palazzo feudale e di predisporre un riallestimento museale curato dalla Società Reggiana di Archeologia. Continui sono gli interventi di consolidamento della rupe mentre solo in anni recenti si è proceduto ad avviare nuove ricognizioni archeologiche nell’area del castello. Nel borgo rimane visibile un interessante complesso rustico con torre, ora dei Conti; presenta una bella struttura in pietra, copertura a due falde e cordolo di colombaia in laterizio a dente di sega.

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Altre Informazioni

Bibliografia
(1) MURATORI 1726, I, VV. 120-121; (2) MURATORI 1726, I, VV. 397-400; (3) MURATORI 1738-1742, V. 207; (4) DALL'OGLIO 1975, I, 84-87; (5) BERTOLANI 1965, 106-111; (6) SACCANI 1965, 176-188; (7) SCURANI 1895, IV, 417-437; (8) RICCI 1788, 33-34.
Riferimento cartografico IGM
IGM F 86 IV SO