Il monastero era dei Canonici regolari dell'ordine di S. Agostino e la chiesa era dedicata alla SS. ma Trinità. Quando fu fondata la Badia non è certo ma risulta esistere nella prima metà del XII secolo; da un Memoriale del 1228 del Podestà di Reggio si apprende che nella chiesa della SS. ma Trinità fu celebrata la prima Messa dal Carginale Ugone, futuro Papa Gregorio IX (1). Fu proprio Gregorio IX nel 1238 ad unire i monasteri di Campagnola e Marola, essendo quest'ultimo di origini più remote, fondato dalla Contessa Matilde (2), fu- come Monastero più antico- nominato Capo dell'Ordine mentre la Regola da osservarsi era quella di S. Agostino e le Costituzioni del Monastero di Campagnola (3). Dopo l'unione l'Abate di Marola rinunciò alla sua carica in favore del Priore di Campagnola; la cosa provocò una sommossa che fu subito spenta dal Pontefice. Il Monastero di Marola dovette così pagare 500 lire imperiali in terreni ai monaci perseguitati (4). La Badia possedeva anche un suo mulino, infatti è del 1267 un decreto col quale si ordina al Podestà di Reggio di nominare un sovrastante per i lavori da eseguire nel canale che va al Molino del Monastero di Campagnola (5). Nonostante le vicende vissute dalla Badia nel XVIII secolo i possedimenti risultano essere consistenti; infatti da un inventario del 1765 le proprietà ammontano ad un migliaio di biolche di terreno suddivise in 10 fondi tutti dotati di ampi fabbricati colonici (6). Nel 1371-fine sec. XIV il complesso fu trasformato in Castello. Nel 1389 Gian Galeazzo Visconti dispose affinchè Azzo da Correggio restituisse all'Abate di Campagnola il Monastero ed i suoi beni. Alla distruzione del 1379 ne fece seguito un'altra per opera dei livellari Sabbatini che nel secolo XVIII demolirono la maggior parte del Monastero per utilizzare il materiale nella costruzione del loro casino nella prospettiva dei due stradoni di levante e ponente affiancati l'uno da filari di gelsi mori, l'altro di pioppi cipressini(7). Nel 1807 i beni del Monastero, passati al Demanio del Dipartimento del Crostolo furono venduti al veneziano Giacomo Luzzato ed in seguito pervennero per nove/decimi alla Congregazione di Carità di Modena e per un/decimo a Giuseppe Cavazzoli. Anche la Chiesa cadde in rovina finchè fu ridotto a semplice oratorio, rimanendone solo la navata verso mezzogiorno. Nel 1825 venne demolito anche il campanile, bella costruzione gotico-lombarda del XIII secolo (8). Attualmente rileva una facciata a capanna serrata da lesene angolari, con portale architravato e finestra trapezoidale superiore. Sulla copertura si imposta un semplice campaniletto a vela. Notabile sul lato di settentrione le arcate tamponate della antica navata. Sul retro vi addossato un fabbricato rurale. Il casino civile sviluppa una pianta a "T" articolata su due livelli e sottotetto con copertura a falde composte. Le luci sono regolari e simmetricamente distribuite, ovali nel sottotetto; il portale è archivoltato ed immette in un androne passante che trova il suo corrispettivo sull'altro lato del fabbricato. La facciata orientata a ponente ha una sobria eleganza. I prospetti sono riquadrati da lesene angolari mentre la cornice di gronda è sottolineata da un cordolo lineare. Sul prospetto posteriore, al piano nobile, rimane una porta finestra con balconcino e ringhiera in ferro battuto. Da segnalare nella corte anche l'edificio attiguo ad elementi giustapposti in linea con porta morta e copertura a quattro falde.

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Altre Informazioni

Bibliografia
(1)MORI 1908, 10-11; (2)TIRABOSCHI 1824-25, I, 92; MORI 1908, 14; (3)TIRABOSCHI 1824-25, I, 93; (4)TIRABOSCHI 1824-25, I, 92; MORI 1908, 16-17; (5)MORI 1908, 30-31; (6)MORI 1908, 14; (7) MORI 1908, 32-33; (8)MORI 1908, 32-33.
Riferimento cartografico IGM
IGM F 74 II NO