Nel 1837 nello sterro per il nuovo campanile della Pieve si rinvennero diversi reperti tra cui molti scheletri di incerta cronologia forse attribuibili all'età del bronzo(1). Anticamente il territorio di Cadelbosco era incolto e paludoso. L'opera di risanamento venne intrapresa dal Comune di Reggio e dai Monaci Brenedettini che vi avevano estese possidenze tra cui il vastissimo latifondo del Traghettino di dei Monaci di Canossa poi dei benedettini di S. Giovanni di Parma ed i fondi dei padri benedettini di Reggio quali la corte del Gualtirolo e la tenuta del Boschetto. Possedimenti avevano pure i Canonici di Reggio, il Monastero di S. Raffaele, quello di S. Giulia di Brescia, oltre ad altre istituzioni ecclesiastiche. L'immane opera di bonifica sviluppata soprattutto dopo il XIII secolo comportò l'inalveamento dei torrenti Crostolo e Modolena e la costruzione dei Cavi maggiori cui fanno capo numerosi collettori minori. La parete meridionale del territorio era detta Vicozoaro. Nel 1025 vi figurano una cappella ed un castello che nel 1032 compreso in una donazione fatta da Everardo della Modolena al Vescovo di Reggio(2). Sembra che i primi Signori fossero i della Palude. Nel 1215 castello e corte era in possesso un Gherardo del Bosco. Il primitivo castello e chiesa sorgevano nel luogo ove non molto tempo si trovava un molino gestito dai fratelli Brunazzi ora trasformato in abitazione civile dalla famiglia Paterlini; sono ancora rilevabili pochi avanzi del cornicione in cotto all'angolo nord-ovest (3). Le ville di Boscosotto, Argine e Seta costituivano poi parte della Corte Mantovana- amplissimo territorio dell'estensione di 15000 iugeri esteso nella attuali aree di Cadelbosco, Argine, Castelnuovo Sotto fino verso Gualtieri- nominato già in una carta nonantolana del 818 appartenente nel XII secolo alla famiglia da Gesso acquistata nel 1142 dal Comune di Reggio da Malapresa da Gesso. Lo stesso Comune rivendette questi beni ai Signori da Correggio, più volte li ricomprò e finalmente nel 1471 ne investi' gli Estensi di S. Martino in Rio (4). In alcuni documenti del XII secolo si cominciano a nominare le Case del Bosco, distinte da Vicozoaro, poi scambiandosi la denominazione e prevalendo infine la prima . La villa segui' sempre le sorti del Comune di Reggio. Durante il periodo repubblicano ed il primo Regno d'Italia costitui' un Comune autonomo, soppresso con la restaurazione ed unito a Reggio, tornò ad avere vita autonoma nel 1860 per decreto del Dittatore Farini con le ville di Argine, Seta e Cadelbosco Sotto. La prima memoria certa, oltre alla citata cappella del 1025, della Chiesa di S. Celestino risale al 1096 in una donazione fatta da Sigifredo al Monastero di S. Prospero di Reggio. Nei privilegi di Lucio III del 1184 ed altri del 1191, 1225 e 1229 figura come cappella dipendente da Pieve Modolena anche se rimase contemporaneamente soggetta anche al Monastero di S. Prospero. L'antichissima chiesa di S. Celestino era piccolisssima; un primo ampliamento venne eseguito nel 1506 ed ancora nel 1530; nel corso del XVII secolo furono realizzate diverse cappelle. Nel 1442 era già stata edificata la torre e nel 1459 la canonica. Nel 1755 si dette inizio alla ricostruzione del tempio sotto la direzione di Francesco Zanni, completato nel 1764. Presbiterio e coro furono compiuti nel 1769. La chiesa fu quindi restaurata nel 1833 dal capomastro Antonio Iotti, dopo i danni del terremoto del 1832 quando si ricostrui' anche la nuova torre su disegno di Angelo del fu Antonio Iotti sotto la guida degli architetti Marchelli ed Ing. Luigi Croppi di Reggio, infine consacrata nel 1891(5). Presenta una bella ed elegante facciata tardobarocca mistilinea ripartita da lesene con raccordi laterali a volute. Il portale architravato sormontato da un timpano triangolare; al centro si apre la finestra trapezoidale. Anche il campanile si mostra con una architettura ricercata definita da un bugnato angolare a ricorsi alterni, conclusa da una cella a monofore serrate da coppie di colonne e fastigio a frontispizio. L'interno ha la grandiosità del Settecento diviso in tre navate mediante colonne rotonde. A fianco della chiesa dove era il vecchio cimitero sorge l'oratorio di S. Francesco d'Assisi. A margine della Strada Statale sul lato di levante, si segnala un edificio rurale riportante nel prospetto una bella immagine della Madonna.

Immagini

Altre Informazioni

Bibliografia
(1)TIRABASSI 1980,206;SCARANI 1963,310,DEGANI 1974,42;(2)TORELLI 1921,n122; Evoluzione 1984, 138;(3)PANARARI 1970,18-19;(4) TIRABOSCHI 1824-25,I,242; (5)PANA-RARI 1970,27-29;SCURANI 1895,II,415-430.
Riferimento cartografico IGM
IGM F 74 III NE