Stanziamenti preistorici in Brescello e nel suo territorio sono rivelati dagli studi sulle stazioni terramaricole della "Ravisa di S. Genesio" e della "Motta Balestri". Nel VII secolo a. C. compaiono i Galli cenomani che si stabiliscono sulla sponda destra del Po (1). L'etimologia del nome "Brescello" sembra infatti derivare da queste popolazioni: nell'antico idioma gallico-germanico "brig" significa "ponte" e "sellu" significa "guardare" da cui si ricava Brixellum cioè "guarda-ponte" (2). Nel 190-189 a. C. sotto i Consoli Lucio Cornelio Scipione, l'Asiatico, e Caio Lelio, diventa colonia romana mantenendo durante il periodo repubblicano un importante porto con naviglio militare e mercantile. L'Oppidum Brixellanorum coincideva con l'attuale centro abitato di Brescello (3). La zona di Brescello, che l'Affò giudica al suo massimo splendore solo nel periodo posteriore all'Impero di Augusto, era al momento della sua condizione di colonia augustea, suddivisa in centurie e i 2 cardi maggiori erano tracciati l'uno da Taneto verso Brescello, l'altro da Parma verso Brescello(4). Il porto romano di Brescello era inizialmente posto su un ramo dell'Enza navigabile mentre il Castrum era su una lingua di terra di argilla compatta non soggetta a corrosione delle acque del sottosuolo. Frequenti alluvioni e mutamenti negli alvei dei diversi corsi d'acqua nel brescellese resero necessaria in seguito la sistemazione di un nuovo porto a Coenzo (5). In seguito alla morte di Nerone vengono nominati contemporaneamente due successori: Marco Salvio Ottone (dal Senato) e Aulo Vitellio (dalle legioni stanziate lungo il Reno). Nell'anno '69 d. C. Ottone, che aveva posto il quartier generale in Brescello, vi si uccide il 15 aprile in seguito alla sconfitta delle sue truppe(6). Nel 388 d. C. , in pieno decadimento dell'Impero romano, S. Ambrogio, vescovo di Milano, annovera Brescello con Bologna, Modena, Reggio, Piacenza tra le città in rovina. L'anno successivo S. Ambrogio erige Brescello a sede episcopale, ponendovi come primo vescovo S. Genesio e sottomettendo ad essa la stessa Parma, in quegli anni terreno di diffusione dell'eresia ariana (7). Nel 452, sotto il vescovo Cipriano, Brescello accenna a rinascere ed in tale anno si riporta la presenza della ecclesia; nel 570 cadrà tuttavia in mano ai Longobardi, divenendo sede di Ducato. Brescello si trova quindi al centro delle lotte tra Bizantini e Longobardi che nel 603 la distruggeranno(8). Notevoli sono i ritrovamenti archeologici di epoca romana.Dagli scavi effettuati nel centro abitato si sono rinvenuti resti di edifici,pavimenti a mosaico,cippi,steli,pozzi,tratti di strade,numerose tombe,frammenti e materiali diversi,costituendosi come una delle più importanti località archeologiche della Provincia (9), le cui testimonianze sono state raccolte nel Museo Archeologico, inaugurato nel 2007 su progetto dell’architetto Gloria Negri, begli spazi del Centro Culturale San Benedetto. Notevoli sono i ritrovamenti archeologici di epoca romana. Dagli scavi effettuati nel centro abitato si sono rinvenuti resti di edifici, pavimenti a mosaico, cippi, steli, pozzi, tratti di strade, numerose tombe, frammenti e materiali diversi, costituendosi come una delle iù importanti località archeologiche della Provincia (9). Durante l'alto medioevo diverse alluvioni coprono la città segnando la fine di Brescello romana e il trasferimento della sede episcopale in Parma. Le sue rovine, divenute di proprietà vescovile, sono donate al monastero di S. Paolo di Mezzano, nella diocesi di Piacenza (10). Nel IX secolo ricomincia la rinascita di Brescello. Al 9I9 si riporta l'esistenza di un "monasterium"; poco dopo la metà del sec. X Adalberto, detto Attone, figlio di Sigifredo conte di Lucca e poi di Modena e Reggio, si fa cedere Brescello dai monaci di Mezzano in cambio di alcune corti. In seguito al ritrovamento del corpo di San Genesio nel 968, Attone ed Idelgarda di Canossa, che avevano acquistato dal Monastero di S. Paolo di Mezzano in Piacenza il fondo su cui era l'allora quasi abbandonato Brescello, intraprendono la costruzione della Basilica e del Monastero in onore della SS. Trinità, di S. Michele Arcangelo, dei SS. Apostoli Pietro e Paolo e di S. Genesio (11). Questo è ancora nominato nel libro dei censi della Chiesa Romana del 1192; nel secolo XIII la Santa Sede autorizza la ricostruzione del monastero in altro luogo presumibilmente situato tra l'attuale stazione ferroviaria e gli antichi arginelli eretti sugli spalti nel 1765 (12). Nell'anno 1409 l'abbazia viene data in commenda e abbandonata dai monaci, condizione che si perpetua sino al 1824; il Terzi nel costruire la cinta pentagona dovette demolire abbazia e basilica site nel luogo in cui si dovevano scavare le fosse e in tale operazione andò smarrito molto materiale archeologico. Rimase il sarcofago romano del corpo di S. Genesio costituente l'altare maggiore della basilica. Durante il periodo della Repubblica Cisalpina nel 1797 la Chiesa è convertita in magazzeno ed è abbattuta infine nel 1874 dall'ultimo proprietario (13). Dal marchese Bonifacio, figlio di Attone, Brescello passa alla contessa Matilde che dona mercato, castello e porto sul Po al monastero ottenendo inoltre per il medesimo autonomia spirituale (cioè in dipendenza dal vescovo diocesano) e protezione dalla Santa Sede, confermata in seguito dal Papa Innocenzo III nel 1133. Inoltre, in data 12 novembre 1099, la contessa Matilde aveva dato disposizioni affinchè, dopo la sua morte Brescello restasse affidata al dominio temporale benedettino; nel suo atto ci si riferisce al castrum Brixellum. La ripresa anche di un ruolo economico legato al Po è testimoniata nel 1115 dall'indicazione del portus(14). Coinvolta nei continui conflitti tra XII e XIII secolo, nel 1253 Brescello passa sotto il dominio di Parma. Segue un periodo di Signoria in Parma di Giberto da Correggio che, eletto nel 1303, diventa anche signore di Brescello fatta nuovamente fortificare nel 1307. Sino al 1349 Brescello rimane in potere dei Correggeschi pur con alcuni intervalli di Sovranità parmigiana. Seguono i Visconti, ai quali Obizzo d'Este vende Parma nel 1346, sino al 1402 e poi i Terzi sino al 1447 (15). I Correggeschi si riappropriano di Brescello che viene loro tolta nuovamente nel 1468 dal Duca Galeazzo Maria Sforza; alla sua morte il fratello Ludovico Sforza detto il Moro e Roberto Sanseverino la cedono nel 1479 al Duca di Ferrara Ercole I in cambio di Castelnuovo Tortonese. Il cambio si rivela strategico per gli Estensi quando Alfonso I sviluppa una politica economica e militare per la quale il porto di Brescello assume un ruolo determinante. Nel 1493 è fondato il Convento delle Monache di San Benedetto. Tra il 1512 ed il 1523 la città è presa dalle Armi Pontificie restituita poi ad Ercole II Duca di Ferrara. Nel 1551 è conquistata dalle truppe spagnole guidate da Ferrante Gonzaga, ma l'anno successivo è di nuovo in possesso di Ercole II che la fa fortificare (16). Alla fine del XVI si assiste ad una forte ripresa economica. Il Duca Alfonso II ne attua la riforma del perimetro difensivo delle fortificazioni facendovi realizzare nel 1552 da Terzo Terzi, suo ingegnere, la famosa cinta pentagona (17). Questi progetta una cinta pentagona con 5 baluardi contenente un'estesa area: infatti nei suoi progetti Brescello avrebbe dovuto divenire un'importante città centro-padana in cui avrebbero dovuto trasferirsi gli abitanti di Poviglio e Castelnovo Sotto dopo la distruzione delle loro abitazioni il cui materiale serviva per costruire la cinta. Nel 1598, alla morte di Alfonso II, la città ed altri territori estensi sono incorporati nei feudi Pontifici di Papa Clemente VIII. Dopo la decimazione nel 1630 a causa della peste di un terzo della popolazione, Brescello è nuovamente occupata nel 1702 dalle truppe imperiali tedesche del Principe Eugenio di Savoia che vengono a loro volta assediate per 11 mesi dall'esercito franco-ispano di Don Ferdinando Torralba (18). Egli fa distruggere, tra il 1704 e il 1709, la cinta pentagona difensiva costruita da Terzo Terzi. Nel 1709 la città torna agli Estensi ed è dichiarata dal Duca di Modena Ercole Rinaldo con decreto del 1727 "Nobile terra murata". Nel 1775 Boretto ottiene una propria autonomia comunale, staccandosi da Brescello Alla fine del Settecento Brescello si unisce a Reggio seguendo quindi le vicende della Repubblica Cisalpina e del periodo napoleonico(19). Con la restaurazione ed il rafforzamento delle vecchie istituzioni Brescello riacquista la sua antica giurisdizione comunale (Gualtieri e Boretto erano divenuti autonomi) e quindi tornando ad essere capoluogo di comunità rispetto a Boretto e a Lentigione (il trapasso è perfezionato nel 1822 e reso esecutivo nel 1823) (20). Nel 1834 il Duca Francesco IV affida al Cavaliere Carlo Birago la costruzione di moderne fortificazioni in Brescello. Si decide di costruire quattro torri secondo il progetto dell'Arciduca Massimiliano sul modello delle Torri di Linz: circondato da un largo fossato disuguale e da un piccolo spalto, sono prive di via protetta. Alle due ali, davanti alle due batterie, robusti ed alti argini offrono un appiglio per la difesa ad oltranza. Durante la loro costruzione ed in seguito distruzione, si scoprono numerose tombe romane con suppellettili, monumenti ed iscrizioni funebri. Si pensa all'esistenza di una necropoli posta in parte sotto l'argine che va al Mulino Caselle, ed in parte a destra e a sinistra dell'argine stesso. Vi si trovarono lapidi funerarie che fiancheggiavano la via che portava al Porto Romano; un cippo sarà ancora rinvenuto nel 1920 nell'area delle Torri (21). Le Torri dovevano essere così ubicate: la prima (di S. Francesco) a metà dell'argine tra Brescello ed il Canale Cases, verso il Po; la seconda (di S. Ferdinando) vicina alla biforcazione della via, ad ovest di Brescello, per Parma e per le Caselle; la terza (di S. Massimiliano) circa a metà tra il tratto di ferrovia tra la stazione ferroviaria e il cimitero, la quarta ad est di Brescello, a ridosso del lato sud della via bassa per Boretto, passato il ponte sul Dusilio e prima dell'antico viottolo di S. Giuseppe. Sostituivano in pratica i baluardi dell'antica cinta pentagona del secolo XVI. Nel 1836 sono terminati i lavori di costruzione. Nel 1841 si costruisce un fortino, a mezzaluna, presso la IV torre e piu' tardi la scuderia ducale (ora Casa Artoni) (22). Nel 1849 Brescello fu per breve tempo capitale provvisoria dello Stato Estense e sede del governo ducale. Dieci anni dopo le truppe franco-piemontesi distruggono il sistema fortificato, abbattendo le torri massimiliante, affinchè non potessero essere usate per sovvertire il nuovo Stato Italiano, del quale Brescello entra a fare parte con plebiscito dell'11 e 12 marzo 1860. Dopo l'annessione al Regno d'Italia, Brescello perde la propria importanza militare, seguendo quindi le vicende storiche della Provincia di Reggio Emilia(23). L'antica parrocchiale, la Chiesa di S. Maria Iuxta Padum, o S. Maria Maggiore era orientata liturgicamente con ingresso ad occidente. Di essa furono conservati il presbieterio e l'abside destinati a cappella del Santissimo, ed a custodia del corpo del Santo protettore. Il 19 aprile 1530 si inizia la demolizione della vecchia costruzione ed il 14 giugno successivo è posta la prima pietra del nuovo tempio: durante i lavori viene alla luce un lastricato di marmi fini a piccoli quadrati bianchi, cinerini o rossicci screziati di bianco, di epoca romana, probabilmente del I sec. a. C. (24). La Chiesa che era inizialmente soggetta al monastero di S. Genesio e quindi sottoposta alla Chiesa Romana; nel dicembre 1821 viene aggregata alla Diocesi di Reggio dal Regnante Pontificio Pio VII. Nei primi decenni dell'Ottocento si avvia la ricostruzione di un nuovo tempio terminato nel 1836. In seguito nell'agosto 1899, nel XV centenario della morte di S. Genesio, è innalzato il campanile ed è ultimata la facciata della Chiesa con le Statue di S. Genesio e della Beata Vergine. Infine nel 1955 viene eretto un portico che rende piu'maestosa la facciata della Chiesa, intonandola a livello architettonico con l'antica piazza maggiore (25). La Piazza era in origine arsenale della Galeota, un brigantino ancorato nel Po a difesa della retrostante località e a vigilanza doganale delle merci entranti nelle acque giurisdizionali del Ducato di Modena. Fu in seguito denominata Piazza d'Armi per divenire attualmente Piazza A. Panizzi (26). La Statua d'Ercole che vi si trova, ritenuta da alcuni storiografi greca o romana, è in realtà stata scolpita da Jacopo Sansovino. Si ricorda in Brescello della esistenza del Convento dei Francescani fondato nel 1353 anche se la sua erezione inizia nel 1518 sotto il generalato di padre Cristoforo da Forlì e termina dopo sette anni con la Chiesa, consacrata dal Vescovo di Faenza nel 1525. Della originaria Chiesa francescana resta testimonianza in schizzi del Terzi che la fece abbattere, trovandosi essa fuori dal Castello nella zona in cui si doveva costruire la cinta pentagona e ricostruire entro la cinta stessa. Agli inizi del 1700 viene deciso di restaurare la Chiesa e nel 1719 vengono iniziati i lavori, terminati nel 1723. Nel 1798 il convento è soppresso definitivamente e, venduto ad un privato, è abbattuto per erigere al suo posto un'abitazione signorile. La Chiesa è presa in enfiteusi dalla Confraternita della Buona Morte ed Orazione che, lasciato l'Oratorio detto della Concezione (o di San Giuseppe), vi si trasferisce nel 1799 (27). Nel 1488 i rappresentanti del Pubblico di Brescello decidono di fondare un monastero dell'Annunciazione di M. V. , con Suor Girolama de' Sommipizzoli, bolognese, come prima badessa. A questo il Comune assegna un ospedale di sua proprietà per viandanti e pellegrini transitanti per la via teutonica. La prima ubicazione del Convento, in aperta campagna, è infelice poichè lo espone continuamente alla violenza di banditi ed eserciti: nel 1491 si iniziano i lavori per edificare un nuovo monastero, in località detta il Colombaro, che viene terminata nel 1493. In seguito, nel 1703, ripetututamente colpito da bombe, viene abbandonato dalle monache che si trasferiscono a Modena, in S. Eufemia. La Repubblica Cisalpina con decreto 27 giugno 1797 aliena e mette a disposizione del governo i beni del monastero, lasciando alle monache l'abitazione, i mobili, la Chiesa. Dopo pochi mesi un secondo decreto dispone che venga fatto un inventario dei beni mobili e infine, nel 1798, un terzo decreto del 18 giugno, espelle le monache dal sacro luogo dotandole di pensione: esse lasciano il monastero il 26 giugno 1798. L'edificio venduto ad un privato è trasformato in ospedale; nella Chiesa, nel 1824, è collocato il monte Frumentario ed una Fariniera ricordati nei marmi numerati nel pavimento del portico a fianco della Chiesa parrocchiale. Nel 1837, quando vengono edificate le Torri Massimiliane, il monastero diventa caserma per l'esercito estense che usa i porticati dell'orto come scuderia ed arsenale (28). Notabile in Brescello il complesso della fornace con l'alta ciminiera.

Negli anni cinquanta Brescello fu scelta come ambientazione della celebre saga cinematografica di Don Camillo, ispirata ai romanzi di Giovannino Guareschi. Per questo motivo la cittadina è meta di turismo anche internazionale.

Immagini

Altre Informazioni

Bibliografia
(1) MORI 1956, 9-11; (2) TIRABOSCHI 1824-25, I, 66; (3) MORI 1956, 17-24; (4) RIO 1931, 67; (5) RIO 1931, 74; (6) MORI 1956, 31; (7) MORI 1956, 36; (8) RICCI 1806, 20; (9)SILIPRANDI 1936, 15, 18, 30, 58; DEGANI 1974, 46-50; (10) RICCI 1806, 21; (11) TIRABOSCHI 1825, 70; MORI 1956, 77; (12) MORI 1956, 95; (13) TIRABOSCHI 1825, 71; MORI 1956, 95; MORI 1956, 241- 242; (14)TIRABOSCHI 1825, I, 68; (15) TIRABOSCHI 1963, 69; STORCHI 1988, 988; (16) TIRABOSCHI 1963, 70; (17) PICCININI 1931, 148; MORI 1956, 126-127; STORCHI 1988, 991; MORI 1956, 130; BERTOLANI DEL RIO 1959, 187; (18) STORCHI 1988, 988; (19) RICCI 1806, 21; MORI 1956, 215; MORI 1956, 252-257; (20) MORI 1956, 406; (21) MORI 1956, 272; MORI 1956, 276; MORI 1956, 48, 57; (22) MORI 1956, 278; (23) MORI 1956, 406; MORI 1956, 290; STORCHI 1988, 989; (24) TIRABOSCHI 1825, 72; (25) MORI 1956, 270-272; (26) MORI 1956, 195; (27) MORI 1956, 243-245; (28) MORI 1956, 239-241.
Riferimento cartografico IGM
IGM F 74 IV SO